Storia, origini e miracoli di Santa Chiara d’Assisi
Quando pensiamo ai santi famosi, ci vengono in mente grandi nomi: San Francesco che parlava con gli animali, Sant’Antonio che aiutava a ritrovare le cose perdute, San Nicola che portava doni ai bambini o Santa Lucia che protegge la vista. Ma tra loro ce n’è anche una che ha vissuto con amore, silenzio e tanta dolcezza: Santa Chiara d’Assisi.
La sua storia è semplice ma bellissima. Non ha attraversato oceani né compiuto imprese rumorose, ma ha vissuto ogni giorno con un cuore puro, seguendo Gesù con tutta se stessa. Questa è la sua storia, raccontata con la luce con cui lei ha saputo illuminare il mondo.
Indice degli argomenti:
La vita di Santa Chiara d’Assisi
Chiara nacque ad Assisi verso la fine del XII secolo, in una famiglia nobile e influente. Già da bambina, mostrava una disposizione spirituale profonda, che si manifestava nella compassione per i poveri e nella ricerca silenziosa di Dio. Sua madre Ortolana, donna pia e coraggiosa, l’aveva affidata alla protezione del Signore sin dal grembo, certa che quella creatura sarebbe stata una luce per il mondo.
La casa in cui Chiara crebbe sorgeva non lontano dalla cattedrale di San Rufino. Quel luogo, nel tempo, divenne il primo spazio d’incontro con la Parola e con il desiderio di una vita interamente offerta a Cristo. La giovane Chiara, pur appartenendo a una stirpe benestante, sentiva l’animo inquieto: la ricchezza non le bastava, desiderava un altro tipo di bellezza, una vita essenziale, conforme al Vangelo.
Fu allora che, a un certo punto del suo cammino, incrociò l’esempio di Francesco d’Assisi. Quel giovane che aveva lasciato tutto per seguire il Crocifisso parlava un linguaggio che anche lei comprendeva nel cuore: quello della povertà, dell’umiltà, della gioia che nasce dalla fiducia totale in Dio. Chiara riconobbe in Francesco il segno di una via nuova, radicale, eppure profondamente evangelica.
In una notte d’inizio primavera, dopo aver ricevuto la Palma durante la liturgia domenicale, Chiara uscì in silenzio dalla casa paterna. Si diresse verso la Porziuncola, dove Francesco e i suoi compagni l’attendevano. In quell’incontro intimo e solenne, con un gesto simbolico, le furono tagliati i capelli e fu rivestita di un semplice abito. Così cominciò il suo nuovo cammino, senza ritorno.
Nei primi tempi visse ospite in monasteri benedettini, cercando protezione dalla reazione dura della famiglia. A San Paolo delle Abbadesse e poi a Sant’Angelo in Panzo, Chiara sperimentò l’ostilità dei suoi cari, che la volevano riportare a casa. Non si lasciò intimidire. Abbracciò l’altare, mostrò con coraggio il capo rasato e dichiarò davanti a tutti la sua scelta per Cristo.
Non era sola. Presto fu raggiunta da sua sorella Agnese, poi da Ortolana, la madre, e da altre giovani desiderose di condividere quella forma di vita nuova. Con Francesco si stabilì a San Damiano, un piccolo monastero che diventò il cuore pulsante della loro esperienza. Lì nacque la comunità delle Povere Dame, che dopo la morte della fondatrice sarebbe stata conosciuta in tutto il mondo come l’Ordine delle Clarisse.

Chiara non si accontentò di vivere nell’ombra di Francesco. Pur essendo fedele alla sua guida spirituale, elaborò una propria forma di vita, una regola scritta che osò proporre alla Chiesa per approvazione. Era la prima volta che una donna si faceva interprete di un carisma e lo consegnava ufficialmente con parole proprie. Chiedeva solo una cosa: la povertà totale, senza compromessi, senza rendite, affidata unicamente alla Provvidenza. Nessun privilegio, se non quello di seguire Cristo povero e crocifisso.
La sua vita a San Damiano fu segnata da austerità e tenerezza. Chiara lavorava con le mani, preparava con amore i lini per l’Eucaristia, si prendeva cura delle sorelle malate, dava l’esempio nel silenzio. Pur fragile nel corpo, irradiava forza. Non imponeva, ma ispirava. Nella sua preghiera profonda, nel suo modo di parlare di Cristo, nel suo amore per il silenzio e per la bellezza nascosta delle cose semplici, Chiara diventava guida e madre per tutte.
Negli anni, la fama di Chiara superò le mura di San Damiano. Dall’Italia e dall’Europa, giovani donne cercavano rifugio nella sua comunità, attratte da quella forma di vita limpida e radicale. Tra esse vi furono anche principesse e regine. Non cercavano un ruolo, ma una verità che liberasse il cuore. Chiara le accoglieva come figlie, offrendo loro una maternità spirituale che le trasformava.
Furono numerosi anche i segni che accompagnarono il suo cammino. Celebre resta l’episodio in cui, durante l’assedio saraceno ad Assisi, Chiara si fece portare, malata com’era, fino alle mura del monastero, innalzando l’ostensorio con il Santissimo Sacramento. Di fronte a quel gesto, i soldati si ritirarono. Un’altra volta, durante la notte di Natale, le fu concesso il dono di “vedere” e “ascoltare” la Messa che si celebrava lontano, come se fosse presente. Per questo, secoli dopo, sarebbe stata proclamata Patrona della Televisione.
Il tempo della malattia non spense il suo spirito. Per ventotto anni, sopportò dolori e debolezza, continuando però a guidare le sue sorelle e a lodare Dio. Quando la fine si avvicinò, Chiara accolse la Regola finalmente approvata, la baciò con gratitudine e si preparò all’incontro con il suo Sposo. Era l’11 agosto 1253. Due giorni prima il Papa era sceso personalmente a salutarla. Il giorno dopo, fu lui stesso a presiedere i funerali.
Chiara fu canonizzata appena due anni dopo la sua morte, il 15 agosto 1255. Aveva lasciato dietro di sé un’eredità viva, radicata non nei numeri, ma nella forza evangelica della sua testimonianza. L’Ordine delle Clarisse, da allora, non ha smesso di fiorire. E il suo esempio continua ad accendere nei cuori il desiderio di una vita libera, piena, fatta di silenzio, preghiera e dono totale.
Cosa mangiava Santa Chiara?
La vita quotidiana nel monastero di San Damiano era immersa in una povertà scelta e amata, vissuta non come privazione, ma come libertà. Per Chiara, il distacco dai beni materiali era un modo per assomigliare a Cristo, povero e umile e nulla era più importante di questa somiglianza. Tuttavia, questo zelo la portò spesso a superare i limiti del proprio corpo. L’alimentazione era ridotta all’essenziale, tanto che talvolta si accontentava di un semplice sorso d’acqua e di una piccola porzione di pane, alternando giorni di nutrimento minimo a intere giornate di digiuno assoluto.
Questo rigore, vissuto in silenzio e con letizia, finì però per logorare il suo fisico. Fu lo stesso Francesco, con paterna fermezza, a richiamarla. Le chiese di mangiare almeno un’oncia e mezza di pane al giorno, quasi imponendole di non oltrepassare quella linea sottile tra l’offerta spirituale e l’autodistruzione. Era un gesto di premura, ma anche di profonda comprensione del valore della vita, anche quando offerta per amore.
La povertà abbracciata da Chiara non era solo personale. Tutta la comunità condivideva la stessa scelta radicale. Il cibo veniva ricevuto in elemosina, mai acquistato. I frati raccoglievano quanto necessario per le sorelle, mentre loro, con il lavoro delle mani, filavano il lino per realizzare i corporali da donare per la liturgia. Mai nulla era venduto: ogni gesto, ogni dono, doveva rimanere nella logica del dono ricevuto e restituito, mai del guadagno.
Questo amore per l’essenzialità segnò profondamente anche la sua salute. La lunga malattia che l’accompagnò per ventotto anni non fu altro che la conseguenza di una vita consumata in totale offerta. Non si risparmiò mai, nemmeno da malata. Continuò a lavorare, a vegliare in preghiera, ad accompagnare le sorelle con la sua tenerezza. E quando infine il corpo non resse più, l’anima trovò riposo nel Signore che aveva amato senza misura.
Come vestiva Santa Chiara?
La scelta di povertà che Chiara abbracciò toccò ogni aspetto della sua esistenza, persino il modo di vestire. Era figlia di una delle famiglie più in vista di Assisi e per nascita avrebbe potuto rivestirsi di sete e ornamenti, come si addiceva al suo rango. Ma anche da giovane, pur indossando gli abiti raffinati che le spettavano, sotto quelle stoffe preziose celava già un gesto silenzioso e profetico. Portava a contatto con la pelle una veste di stamigna, un tessuto grezzo di lana, lo stesso usato dai poveri e dai servi. Era il segno nascosto di un’anima che già rifiutava lo splendore esteriore e cercava un’altra forma di bellezza: quella che si rivela nella discrezione.
Nel momento decisivo della sua vita, quando si consacrò al Signore, anche il suo abito cambiò radicalmente. Alla Porziuncola, nella notte della sua fuga, Francesco accolse quella giovane donna che aveva lasciato tutto. In un gesto dolce e radicale insieme, le tagliò i capelli biondi e le fece indossare un saio ruvido e scuro, come quello dei suoi frati. La luce della sua giovinezza non era più nel volto ornato o nei vestiti eleganti, ma nella libertà di chi aveva scelto l’essenziale.

Quel velo nero che le copriva il capo e quell’abito semplice divennero il segno visibile di una trasformazione interiore. La sua famiglia, abituata a vederla risplendere tra le nobildonne di Assisi, non comprese. Davanti a quella nuova immagine, così spoglia, reagì con sdegno, sentendosi tradita. Ma Chiara sapeva bene ciò che stava facendo. Il suo nuovo abito era come una seconda pelle, cucita con i fili dell’umiltà e della fedeltà al Vangelo.
Non fu un abbigliamento imposto da regole o consuetudini monastiche. Fu una scelta personale, una testimonianza silenziosa e ardente. Nel suo saio c’era tutta la sua spiritualità: un cuore che desiderava assomigliare al Cristo povero, fino in fondo, anche nel modo di mostrarsi al mondo.
I miracoli
Chiara non cercò mai miracoli, ma li attirava per la forza della sua fede. La sua vita, così nascosta e silenziosa, divenne nel tempo uno specchio trasparente del mistero di Dio. E quando il Cielo volle parlare, lo fece con segni semplici, che parlavano la lingua dell’amore.
Tra questi, il più commovente avvenne durante la notte di Natale del 1252. Chiara, ormai costretta a letto e troppo debole per partecipare alla liturgia, si trovava nel suo monastero di San Damiano, lontana dalla Basilica dove i frati celebravano la Messa solenne. Eppure, quella notte, il Signore volle donarle un dono inatteso. Le fu dato di vedere e ascoltare, come se fosse presente, ogni gesto, ogni parola, ogni canto della celebrazione. Udiva le melodie degli organi, le voci dei cantori, le preghiere, perfino il presepe allestito davanti all’altare. Non era una visione sfocata, ma una partecipazione viva e reale, come se spazio e tempo si fossero piegati alla tenerezza di Dio. Per questo prodigio, secoli dopo, Pio XII la proclamò patrona della televisione e delle telecomunicazioni: perché ciò che oggi la tecnologia rende possibile, allora fu concesso dallo Spirito per un’anima che desiderava ardentemente adorare il suo Signore.
Un altro episodio rimasto scolpito nella memoria della Chiesa riguarda l’Eucaristia. Durante un attacco degli uomini saraceni, mercenari al servizio dell’imperatore Federico II, il monastero di San Damiano fu minacciato. Le mura sembravano incapaci di resistere, le sorelle erano terrorizzate. Chiara, inferma, si fece trasportare davanti alla porta. Con sé portò il tabernacolo contenente il Santissimo Sacramento. E inginocchiandosi, disse: “Signore, guarda queste tue serve. Io non le posso difendere”. A quel grido, che era insieme supplica e abbandono, seguì un silenzio carico di mistero. Una voce dolce, come di bambino, uscì dal tabernacolo: “Io ti difenderò sempre”. E le truppe, senza motivo apparente, si ritirarono. Da quel giorno, ogni 22 giugno, le Clarisse di Assisi ricordano il miracolo con la “Festa del Voto”.
Vi fu poi un momento tenero e profondo, quando il cardinale Ugolino — futuro papa Gregorio IX — volle condividere la mensa con la comunità. Chiara gli porse un semplice cesto di pani, come era uso tra le sorelle. Il cardinale, colpito dalla loro povertà vissuta con tanta dignità, la invitò a benedire il pasto. Mentre Chiara alzava le mani in preghiera, la crosta dei pani si aprì in forma di croce. Il messaggio era chiaro: quella povertà, tanto difesa, era benedetta. Era sacra.
E anche nella quotidianità, il Cielo sembrava non lasciare Chiara senza segni d’affetto. Un giorno, mentre giaceva inferma, desiderò una tovaglietta. Nessuna sorella era lì con lei. Ma una piccola gatta del monastero — la “gattuccia”, come la chiamavano — prese la tovaglietta tra i denti e iniziò a trascinarla verso di lei. Quando Chiara, con dolcezza, le fece notare che la stava trascinando per terra, l’animale, come se avesse compreso, cominciò a sollevarla per non sporcarla. Era quella stessa tovaglietta che Chiara, pur malata, aveva tessuto per la liturgia. Ne aveva filate decine, spesso donate a chiese povere, segno del suo amore per l’Eucaristia e del desiderio che ogni altare fosse ornato con dignità.
Chi le viveva accanto non si stupiva. I miracoli non erano per loro effetti spettacolari, ma risposte d’amore. Quando Chiara tracciava un segno di croce, pareva che qualcosa si muovesse. Nei malati, negli oggetti, nel cuore stesso delle persone. Era Cristo che rispondeva all’amore della sua sposa fedele. E le sorelle sapevano che Chiara viveva già immersa nel divino, al punto che ogni cosa attorno a lei si faceva trasparente di una luce più grande.
Le stimmate e il loro significato
Chiara fu sempre intimamente unita a Francesco, ma seguì un proprio cammino spirituale, con modalità e segni diversi. A differenza del Poverello, al quale Dio impresse visibilmente sul corpo le stimmate della Passione, Chiara non ricevette tale segno. Eppure, la sua esistenza fu ugualmente configurata al mistero della Croce. Non portava le piaghe esteriori, ma visse un’intera vita di offerta, consumata nel nascondimento, nella malattia, nella povertà più assoluta, in unione profonda al Cristo sofferente.
La malattia di Santa Chiara
Gli ultimi ventotto anni della vita di Chiara furono segnati dalla malattia. Non si trattava di un dolore passeggero o di un’infermità occasionale, ma di una sofferenza costante, che lentamente la costrinse all’immobilità. Il suo corpo, ormai fragile e consunto, giaceva in un povero lettuccio fatto di sarmenti, con una pietra come cuscino. Le sue forze si affievolivano, ma la sua anima ardeva come non mai. Chi l’ha conosciuta racconta che, nonostante il peso delle sofferenze, non si lasciò mai andare allo sconforto. Il suo volto restava sereno, illuminato da una gioia silenziosa che scaturiva dall’unione profonda con il Signore.
La causa della sua debolezza non fu mai chiarita del tutto, ma tutto lascia pensare a un lento logorarsi provocato da un regime di vita severo, scelto per amore. Chiara si era imposta penitenze che il corpo non poteva sostenere a lungo: cilici ruvidi contro la pelle, digiuni frequenti, notti di preghiera ininterrotta. Francesco stesso, che pure aveva conosciuto le asprezze della povertà, fu costretto a intervenire. La esortò con affetto deciso a nutrirsi almeno di un’oncia e mezza di pane al giorno. Era un invito alla misura, al discernimento, ma anche un riconoscimento della sua dedizione estrema.
Eppure, nemmeno la malattia seppe arrestare il suo desiderio di servire. Anche dal letto, Chiara continuava a lavorare con le mani, filando con cura il lino per realizzare corporali da inviare alle chiese più povere. In quelle stoffe leggere c’era tutta la sua spiritualità: purezza, silenzio, offerta.
Dove si trovano le reliquie di Santa Chiara?
Dopo la sua morte, il corpo di Chiara fu deposto nella piccola chiesa di San Giorgio, lo stesso luogo dove, anni prima, era stato tumulato anche Francesco. Tuttavia, la fama della sua santità crebbe così rapidamente che si rese necessario un luogo più adeguato per custodirne la memoria. Si temeva persino che qualcuno potesse sottrarne le reliquie, come già era accaduto per il corpo del Poverello. Per questo, il giorno stesso dei suoi funerali, Papa Innocenzo IV volle celebrare personalmente il rito, e le autorità civili assicurarono la protezione della salma con uomini armati.
Qualche anno dopo, tra il 1257 e il 1260, per volontà di Papa Alessandro IV, fu eretta ad Assisi una nuova chiesa, grande e luminosa, che potesse accogliere degnamente il suo corpo e diventare segno tangibile della sua testimonianza. Nacque così la Basilica di Santa Chiara, edificata ai piedi della città, in un luogo che guarda la valle con dolcezza. Lì, ancora oggi, riposano le sue spoglie, custodite nella cripta, meta di pellegrinaggi, silenzi e preghiere.
Ancora oggi, davanti a quella tomba semplice, uomini e donne di ogni parte del mondo si raccolgono per trovare nella figura di Chiara un modello di purezza, di libertà evangelica, di amore che non fa rumore, ma trasforma il mondo.
Perché Santa Chiara è considerata protettrice degli occhi?
Alcuni, nel tempo, hanno iniziato a invocare Santa Chiara anche come protettrice degli occhi. Non esiste un riconoscimento formale di questo patronato, né vi è una proclamazione liturgica a sostegno. Tuttavia, il legame affiora da un episodio profondamente umano. Le sorelle di San Damiano raccontavano che Chiara, immersa nella contemplazione del volto crocifisso di Cristo, piangeva con tale intensità e frequenza che temevano per la sua vista. Quelle lacrime, segno visibile della sua unione con il Signore, scaturivano da un amore così vivo da mettere a rischio persino i sensi.
Non è forse un caso che la stessa santa, secoli dopo, sia stata riconosciuta come patrona della televisione e delle telecomunicazioni. Quel miracolo della notte di Natale, in cui poté “vedere” e “ascoltare” la messa a distanza, non fu solo un evento prodigioso, ma un segno di come Dio avesse reso sensibili i suoi occhi e le sue orecchie per fargli gustare la liturgia anche da lontano.
Così, anche se il patronato sugli occhi non le è attribuito in modo ufficiale, molti continuano a rivolgersi a lei con fiducia, certi che quella luce che ardeva nei suoi occhi quando fissava il Crocifisso non abbia mai cessato di brillare per chi la invoca.
Quando si festeggia Santa Chiara?
La Chiesa celebra Santa Chiara d’Assisi l’11 agosto, nel giorno della sua nascita al cielo, avvenuta l’11 agosto 1253. In questa data, la città di Assisi si riempie di preghiera e silenzio, e nella basilica che porta il suo nome si rinnova il senso della sua presenza viva.
L’11 agosto ad Assisi e in molte città italiane, si celebrano Messe solenni, veglie e momenti di raccoglimento. Nella Basilica che custodisce le sue spoglie, la comunità si stringe attorno alla sua tomba con lo stesso affetto con cui, tanti secoli fa, le sorelle le restarono accanto nel momento del trapasso. Il giorno dopo la sua morte, fu lo stesso Papa Innocenzo IV a voler celebrare le esequie non con l’ufficio dei defunti, ma con quello festivo delle vergini: un segno forte, che riconosceva la sua santità ancora prima della canonizzazione.
Due anni dopo la sua morte, nel 1255, Papa Alessandro IV ne riconobbe ufficialmente la santità, proclamandola santa nella cattedrale di Anagni, il 15 agosto. Il corpo, inizialmente deposto nella chiesa di San Giorgio, fu poi solennemente traslato nella Basilica di Santa Chiara, costruita appositamente tra il 1257 e il 1260 per accoglierne le reliquie e custodirne la memoria.
Accanto alla festa liturgica dell’11 agosto, ad Assisi si celebra ogni anno un’altra ricorrenza molto sentita: la Festa del Voto, il 22 giugno. In quella data si ricorda il prodigio con cui Chiara, malata e debole, difese con l’Eucaristia il suo monastero e l’intera città dall’assalto delle truppe saracene. Non brandì armi, non alzò la voce. Semplicemente si inginocchiò davanti al Santissimo Sacramento, lasciando che fosse il Signore a parlare al cuore degli aggressori. E Lui parlò. E li fece allontanare. Ancora oggi, le autorità civili e religiose si recano alla chiesa di San Damiano, accendono ceri in suo onore e rinnovano il voto di gratitudine per quella salvezza inattesa.
Come spiegare Santa Chiara d’Assisi ai bambini
Di seguito ti lasciamo un piccolo brano che puoi leggere ai bimbi per raccontare loro la storia di Chiara.
“C’era una volta, tanti anni fa, nella città di Assisi, una bambina di nome Chiara. La sua famiglia era molto ricca e abitava in una grande casa vicina alla chiesa di San Rufino. Il suo nome significava “luce”, e sua madre Ortolana, donna di grande fede e coraggio, diceva che Chiara era una bambina speciale, un dono che avrebbe illuminato il mondo.
Fin da piccola, Chiara mostrava un cuore grande e attento. Non amava i vestiti eleganti né i giochi preziosi. Preferiva ascoltare le storie su Gesù, parlare di Dio e aiutare i poveri. A volte, senza farsi vedere, metteva da parte il suo pane per offrirlo a chi aveva fame.
In quella stessa città viveva anche un giovane che tutti conoscevano per la sua bontà: si chiamava Francesco. Aveva lasciato ogni ricchezza per vivere nella povertà e nella gioia, come Gesù, camminando scalzo tra la gente, parlando del Vangelo, servendo i più piccoli. Chiara, ascoltandolo, sentì nel cuore il desiderio di vivere come lui.
Così, una notte, quando aveva circa diciotto anni, decise di compiere una scelta coraggiosa. Lasciò la casa paterna in silenzio e si recò alla Porziuncola, una piccola chiesetta nella campagna di Assisi. Francesco l’accolse insieme ai suoi frati, e in un gesto semplice ma pieno di significato, le tagliò i lunghi capelli dorati. Quel gesto segnava l’inizio di una vita nuova, tutta donata al Signore.
Chiara fu accolta prima in un monastero vicino, poi si stabilì con altre compagne nella chiesa di San Damiano, che Francesco aveva restaurato con le sue mani. Presto si unirono a lei sua sorella Agnese, poi sua madre Ortolana, e altre donne desiderose di vivere nella povertà, nella preghiera e nell’amore fraterno. Così nacque una comunità che si chiamò “Povere Dame”, e che oggi conosciamo come le Clarisse.
La sua gioia non veniva dalla salute o dal benessere, ma dall’amore che metteva in ogni cosa. Era attenta a tutte le sorelle, soprattutto a quelle malate, che accudiva con tenerezza. Aveva imparato da Francesco che il vero tesoro non è ciò che si possiede, ma ciò che si dona.
La vita di Santa Chiara fu accompagnata anche da segni straordinari, che ancora oggi toccano il cuore di tanti.
Si racconta che un giorno il monastero fu minacciato da un gruppo di soldati saraceni. Le mura sembravano incapaci di proteggerlo. Chiara, pur essendo molto malata, si fece portare fino alla porta con il piccolo tabernacolo d’argento che custodiva il Corpo di Gesù. Si inginocchiò e pregò in silenzio. E proprio allora i soldati si allontanarono, come respinti da una forza invisibile. Quel giorno, il Signore mostrò che la preghiera umile può salvare anche una città intera. Ad Assisi, ogni 22 giugno, si celebra la Festa del Voto per ricordare quel prodigio.
Un altro episodio avvenne nella notte di Natale. Chiara era così debole da non poter partecipare alla Messa nella Basilica di San Francesco. Il suo cuore era triste. Ma il Signore le concesse un dono inaspettato: pur restando nel suo letto, poté vedere e ascoltare ogni parola della celebrazione, come se fosse lì, in mezzo ai frati. Per questo miracolo, nel 1958, Papa Pio XII la proclamò Patrona della Televisione e delle Telecomunicazioni.
Chiara morì l’11 agosto del 1253, circondata dall’affetto delle sue sorelle e della gente di Assisi. Anche il Papa volle essere presente ai suoi funerali. Poco dopo, fu proclamata santa, perché la sua vita era stata un Vangelo vissuto nella semplicità, nella pazienza e nell’amore. Oggi le sue reliquie sono custodite nella Basilica a lei dedicata, ad Assisi, dove tanti pellegrini si recano per affidarle preghiere e silenzi.”
Preghiera a Santa Chiara d’Assisi
Se vuoi celebrare la tua devozione verso la santa, ecco una preghiera che puoi recitare con una statua di Santa Chiara in vetroresina o di un santino di Santa Chiara con preghiera.
Santa Chiara, amica di Gesù,
che hai vissuto con amore, silenzio e gioia,
insegnaci a scegliere ciò che conta davvero.
Tu che hai lasciato tutto per vivere povera,
rendici capaci di dire “basta”
quando abbiamo troppo,
e “grazie” per ogni dono che riceviamo.
Tu che pregavi anche nel dolore,
aiutaci a fidarci di Dio nei momenti difficili
e a sorridere anche quando è faticoso.
Fa’ che le nostre mani siano generose,
che il nostro cuore sia buono,
che la nostra luce sia chiara come la tua.
Proteggi le nostre famiglie,
le nostre amicizie,
e fa’ che, come te, anche noi
possiamo portare nel mondo
un po’ più di pace e di amore.
Amen.

Santa Chiara è una santa che ci insegna ad amare Dio con tutto il cuore, a essere umili e generosi, e a non avere paura delle difficoltà, perché con la fede, tutto è possibile!