Festa di Ognissanti: storia, origini e significato
La festa di Ognissanti, anche nota come giorno di tutti i Santi, è una ricorrenza molto importante per la religione cristiana poiché celebra la gloria e l’onore di tutti i santi, anche quelli non canonizzati.
All’interno del calendario liturgico viene utilizzato il termine Solennità di Ognissanti per riferirsi alla festività che cade in occasione del 1° novembre ed è seguita dalla commemorazione dei defunti, il 2 novembre. Si tratta di una festa di precetto, pertanto i fedeli hanno il dovere di partecipare alla Messa nel pieno rispetto del terzo comandamento.
Le origini e il significato della festa di tutti i Santi sono molto antiche e si fondono con la cultura delle popolazioni celtiche. Vediamo insieme come nasce e qual è la storia della festa dei Santi!
Indice degli argomenti:
Cos’è la festa di Ognissanti?
Ognissanti è una ricorrenza cristiana che si celebra il primo giorno di novembre. In questa occasione si commemorano tutti i Santi Cristiani, sia quelli riconosciuti che quelli non riconosciuti della Chiesa romana. Per accompagnare la preghiera in questo giorno di festa, molti fedeli scelgono di portare con sé un santino di Ognissanti con preghiera, come segno di protezione e memoria spirituale.
La storia della festività è da ricercarsi nel V secolo d.C., più precisamente nel 609 d.C., data in cui il Pontefice dell’epoca, Bonifacio IV, dedicò il Pantheon di Roma a Maria e a tutti i martiri, trasformandolo in un luogo di culto cristiano. In seguito, la commemorazione venne ampliata fino a comprendere l’intera schiera dei santi.
Nel giorno di Ognissanti è consuetudine recarsi nei cimiteri per rendere omaggio ai propri defunti. Le tombe vengono adornate con fiori, lumi e fotografie: un gesto semplice ma profondo che rappresenta il nostro desiderio di ricordo, capace di trasformare la ricorrenza in un momento di raccoglimento e spiritualità condivisa.
La celebrazione dei santi e dei martiri
La solennità di Tutti i Santi rappresenta un’autentica fonte di speranza e consolazione, perché ci ricorda che nella moltitudine di coloro che hanno già raggiunto il Padre vediamo l’anticipazione della vita eterna alla quale anche noi siamo chiamati. Un modo concreto per onorare la loro memoria è attraverso le statue sacre di santi, simboli di fede e devozione diffusi nelle chiese e nelle case dei fedeli.
In poche parole, la festa è un invito alla fiducia: possiamo contare sull’intercessione di quanti ci hanno preceduto nella fede, certi che la loro comunione con Dio ci aiuti a ricevere la sua misericordia e a camminare verso la stessa gioia che ora essi vivono nella pienezza del Cielo.
Nel Paradiso, saremo colmati dall’amore di Dio, dalla sua bontà e dalla sua luce e finalmente ci riconosceremo tutti in Lui, uniti da un legame perfetto che non conosce più separazione. Tuttavia, questa comunione dei santi non è solo una realtà futura: può iniziare già qui, ogni volta che scegliamo di credere, amare e mantenere viva la speranza. Ogni gesto di fede autentica, ogni atto di carità, ci avvicina un po’ di più a quel Paradiso che inizia sulla terra come riflesso dell’amore divino.
Con la consapevolezza di non essere soli, ma accompagnati da una moltitudine di fratelli che ci sostengono dall’alto, possiamo liberarci da ciò che appesantisce il cuore e proseguire con fiducia il nostro cammino.
La festa del 1° novembre nella tradizione cristiana
Circa un secolo dopo l’istituzione della festa di Ognissanti, i monaci di Cluny introdussero una nuova ricorrenza: la commemorazione dei defunti, fissata al 2 novembre, il giorno successivo. La giornata è interamente dedicata alla preghiera per le anime dei morti, in particolare per quelle che, secondo la dottrina cattolica, si trovano ancora in purgatorio.
Con il tempo, si è spesso creata una certa sovrapposizione tra le due celebrazioni. Poiché l’Ognissanti è un giorno festivo in molti Paesi cattolici, molte persone ne approfittano per visitare i cimiteri e ricordare i propri cari, anche se la commemorazione ufficiale dei defunti cade il giorno seguente.
Le origini della festa di Ognissanti
Le prime commemorazioni dei santi risalgono al IV secolo, in Antiochia, e fanno riferimento alla domenica successiva alla Pentecoste. Ci sono molte testimonianze che raccontano la festa di Ognissanti, da Giovanni Crisostomo nella 74° omelia fino alle chiese orientali dei giorni nostri, anche Sant’Efrem il Siro parla delle festa collocandola nel giorno del 13 maggio. Nella chiesa occidentale, la ricorrenza deriva probabilmente dalla festa romana della Dedicatio Sanctae Mariae ad Martyres. Si tratta della celebrazione dell’anniversario della trasformazione del Pantheon nella chiesa dedicata alle Vergini e a tutti i martiri, avvenuta proprio il 13 maggio.
Ma come mai, anche se in origine la celebrazione cadeva a maggio, oggi la festa di Ognissanti cade il 1° novembre? La risposta va ricercata in Papa Gregorio III che decise di prendere come data riferimento quella della consacrazione della cappella a San Pietro alle reliquie dei Santi Apostoli e di tutti i Santi, martiri e confessori.
Arrivato il tempo di Carlo Magno, la festa era ormai piuttosto diffusa nella sua celebrazione novembrina. Fu Papa Gregorio IV, con il consenso di tutti i vescovi, a richiedere la modifica a festa di precetto al re Franco Luigi il Pio nell’835.
Secondo un’analisi più approfondita, sappiamo che la data del primo novembre per celebrare la festa di Ognissanti aveva l’intento di farla coincidere con l’antica festività celtica ormai legata a quella romana, dopo la conquista della Gallia. Molto probabilmente le ragioni sono da ricercare nel tentativo di cristianizzare la festa pagana del Capo d’anno del popolo celtico, che cadeva appunto ai primi di novembre.
Al significato di questa festa, in origine prettamente agricola e pagana, andò così affiancandosi quello spirituale e religioso. Con l’avvento al soglio pontificio di Papa Bonifacio IV si tentò poi di tramutare la festa da pagana a cristiana, dandone così un significato religioso.

Il significato della festività di tutti i Santi
La festa presenta molti richiami che ricordano la cultura celtica che, per tradizione, suddivideva l’anno in due periodi. C’era quello della nascita e del rigoglio della natura e quello in cui la natura stessa entrava in letargo. I giorni di inizio dei due periodi venivano festeggiati in segno di buon auspicio e speranza. Il primo giorno di festa, quello della rinascita, ricadeva nel mese di maggio mentre il secondo, quello della morte e della quiete, era a metà autunno. Rispettivamente la cultura celtica si riferiva alle festività con i nomi di Beltane e Samhain.
Nello stesso periodo storico anche i romani festeggiavano una ricorrenza molto simile a quella celtica, sia per significato che per data, la Pomona. Durante la festività si salutava la fine del periodo agricolo produttivo e si rendeva grazie alla terra per i doni ricevuti.
Quando i romani conquistarono la Gallia queste due feste pagane si unirono e venivano celebrate nel periodo tra fine ottobre e i primi giorni di novembre. Successivamente i giorni caddero in uno solo: nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre.
Tutti i santi e le Calende d’inverno
La notte tra il 31 ottobre e il primo novembre è sempre stata considerata una notte in qualche modo magica. In origine si chiamava Nos Galan-Gaeaf, ovvero notte delle Calende d’inverno, e rappresentava il momento di maggior contatto tra i vivi e i morti.
Le festività che ricadevano in questo periodo erano per lo più legate al mondo agricolo e pagano. Ma con l’affermarsi del cristianesimo si aggiunse un significato spirituale e religioso. Ecco che vediamo commemorare da una parte la quiete della natura e dall’altra il mondo dell’aldilà e dei morti.
Come abbiamo detto poco fa, è stato Papa Bonifacio IV a conferire una veste religiosa alla festa. Per evitare i malumori delle popolazioni ancora fortemente ancorate alle antiche tradizioni pagane si decise di affiancare due feste. Ancora oggi la festa cristiana di Ognissanti cade il primo novembre, ovvero il giorno successivo alle Calende d’inverno, mentre il 2 novembre è il giorno dedicato alla commemorazione dei morti.
Come si festeggia Ognissanti in Italia
Abbiamo visto che la vicinanza alla commemorazione dei defunti, rende il primo novembre un’occasione per i fedeli di visitare il cimitero e sistemare e decorare le tombe, spesso con crisantemi, fiore simbolo di questo periodo.
L’associazione tra i crisantemi e la memoria dei morti risale alla fine della Prima guerra mondiale, quando la Francia scelse questo fiore, che sboccia proprio in autunno, per rendere omaggio alle vittime del conflitto.
In questa ricorrenza, piante e fiori rappresentano il dono più comune e significativo: tra le preferite spiccano i crisantemi in vaso e le piante da esterno recise, perfette per durare a lungo e colorare con delicatezza i luoghi del ricordo.

Tradizioni regionali e celebrazioni religiose
Le tradizioni legate alla festa di Ognissanti variano profondamente in base alla località italiana. Fin dai tempi più antichi, infatti, la notte tra l’1 e il 2 novembre è considerata un momento in cui il mondo terreno e quello ultraterreno si avvicinano, dando origine a riti che si tramandano ancora oggi.
Già nei primi secoli del Cristianesimo era diffusa l’usanza di recarsi di villaggio in villaggio chiedendo il cosiddetto pane d’animo: chi lo riceveva ricambiava con preghiere per i defunti del donatore. Da questa consuetudine, radicata nella fede popolare, si sono sviluppate nei secoli diverse tradizioni locali, molte delle quali risalgono al Medioevo.
In Sicilia, ad esempio, si crede che nella notte di Ognissanti i defunti portino dolci o piccoli doni ai bambini buoni. A Matera, in Basilicata, la tradizione racconta che i morti scendano simbolicamente in città dal cimitero con un cero acceso in mano, mentre il giorno seguente le donne si recano sulle tombe per rinnovare il pianto funebre.
In Sardegna, la ricorrenza assume nomi diversi: Is Panixeddas, Is Animeddas, Su mortu mortu, Su Prugadoriu. In passato, durante la giornata si partecipava alla messa e si faceva visita al cimitero. Una volta rientrati a casa, si condivideva la cena in famiglia lasciando però la tavola apparecchiata, con pietanze e vino, affinché anche le anime dei defunti potessero unirsi simbolicamente alla festa. I bambini poi percorrevano le strade chiedendo offerte “per le anime dei morti”. In Campania, invece, si usava girare con una scatola di cartone a forma di bara, chiamata ’u tavutiello, in ricordo dei defunti.
A Roma era consuetudine consumare un pasto accanto alla tomba di un familiare, quasi a condividere la mensa con chi non c’è più. In Abruzzo e Trentino, invece, sopravvive l’abitudine di intagliare zucche e porvi candele per illuminare la notte, trasformandole in lanterne. In Toscana, i bambini indossano collane fatte di mele e caldarroste, simbolo di abbondanza e buon auspicio.
Nelle valli alpine, la tradizione assume sfumature più intime: in Val d’Aosta, si veglia davanti al fuoco lasciando pietanze pronte per i defunti; in Piemonte, specialmente nella Val d’Ossola, un tempo si lasciavano le case libere dopo cena per permettere alle anime di farvi visita; mentre in Lombardia è ancora diffusa l’usanza di porre in cucina un vaso d’acqua per dissetare i cari trapassati.
In Emilia-Romagna, anticamente, i poveri percorrevano le strade chiedendo la carità di murt, ricevendo in cambio cibo e conforto. Nelle case del Friuli Venezia Giulia, si usa accendere una candela e lasciare pane e acqua sul davanzale, così da accogliere le anime erranti. Infine, in Trentino-Alto Adige, le campane delle chiese suonano a lungo per richiamare i defunti, mentre le famiglie lasciano tavole imbandite, perché anche loro possano “partecipare” alla festa.
In tutte queste tradizioni, diverse ma unite dallo stesso significato, si percepisce un profondo senso di continuità tra la vita e l’aldilà, un modo per ricordare che l’amore non si spegne con la morte ma trova, proprio in queste giornate, la sua più viva espressione.
I piatti e i dolci tipici di Ognissanti
La festa di Ognissanti, oltre a essere un momento di raccoglimento e memoria, è anche un’occasione per riscoprire le antiche tradizioni culinarie che uniscono le famiglie da nord a sud. Ogni regione italiana conserva, infatti, un proprio “dolce dei morti”, espressione del legame tra cultura, fede e gusto.
In Lombardia si preparano le celebri ossa dei morti, biscotti croccanti a base di mandorle e nocciole; in Puglia, invece, si gusta la colva, un dolce di grano cotto arricchito con melograno, noci e cioccolato. In Umbria è tipico assaggiare gli stinchetti dei morti, dolcetti croccanti o morbidi, alla vaniglia o al cacao, mentre in Emilia-Romagna e Lazio si preparano le fave dei morti, piccoli pasticcini alle mandorle simili agli amaretti.
In Sicilia, la tradizione si fa ancora più ricca e variopinta. Protagonisti sono i dolci di Martorana, capolavori di pasta di mandorle colorata, e lu scacciu, un misto di frutta secca tostata che riempie le tavole delle famiglie. Seguono i Tetù, morbidi biscotti glassati bianchi o al cacao, e le ossa ri muortu, dolcetti durissimi di miele e glassa bianca, così chiamati per la loro forma e consistenza.
In Trentino, le zucche che la sera servono da lanterne vengono trasformate in profumati risotti autunnali, mentre in Liguria si cucinano i bacilli (fave secche) e i balletti (castagne bollite), due pietanze semplici e antiche che celebrano i sapori della terra. In Molise, invece, il piatto per eccellenza è rappresentato dalle sagne e jierv, tagliatelle bianche servite con verza.
In Veneto, la festa assume una sfumatura romantica: gli innamorati donano ai propri amati un sacchetto di favette dei morti come segno di amore eterno e di legame che va oltre la vita terrena.
A chiudere il viaggio lungo la penisola c’è Napoli, dove il protagonista è il torrone dei morti, un dolce morbido al cioccolato dalla forma allungata, simile a una cassa, ma dal sapore intenso e goloso. Preparato in vari gusti e farcito con creme o frutta secca, rappresenta una delle più golose tradizioni partenopee legate a questa ricorrenza.
Così, tra biscotti, castagne, frutta secca e mandorle, ogni regione rinnova il suo modo di ricordare chi non c’è più, trasformando la memoria in un rito dolce e condiviso che unisce generazioni e racconta l’anima più autentica dell’Italia.
Curiosità sulla festa di Ognissanti
La storia di questa antica festa è ricca di curiosità e vicissitudini e ancora oggi è una ricorrenza celebrata in tutti gli angoli del mondo. Scopriamo insieme alcune delle celebrazioni più strane e interessanti.
La festività nei diversi Paesi del mondo
Il nostro viaggio alla scoperta delle curiosità legate a Ognissanti comincia in Messico. Qui la festività di tutti i Santi non è sicuramente sinonimo di tristezza. In particolar modo nella zona di Veracruz, la giornata di Ognissanti è dedicata al ricordo gioioso dei cari estinti. La credenza vuole che i morti tornino tra i vivi per circondarsi del calore dei parenti e degli amici. In occasione di questa festa c’è solo una regola: farsi trovare felici e allegri per accogliere al meglio i propri cari defunti.
Nelle Filippine la ricorrenza di Ognissanti viene celebrata ogni anno da milioni di persone e di fedeli. Anche qui la festa si vive con estrema giocosità e spensieratezza. La giornata è un’occasione molto sentita dai filippini che, se residenti in altre parti del mondo, fanno di tutto per rientrare ai loro villaggi natii per trascorrere la sera del 31 ottobre e i primi due giorni di novembre godendo del calore delle loro famiglie.
E in Europa? Non poteva certamente mancare il vecchio continente in questo itinerario alla scoperta della festa. Anche qui il giorno di Ognissanti, in particolar modo nella Spagna del Sud a Cadice, è un giorno felice. A Cadice il primo novembre è diventato il festival della gastronomia locale e d’importazione. In una carrellata di eventi che si susseguono più o meno per una settimana, gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre la città andalusa diventa la meta più ambita della Penisola Iberica.
Infine la Polonia: qui il giorno d’Ognissanti e il giorno di tutti i morti sono ben radicati nella tradizione popolare. Nel paese polacco la festività è particolarmente sentita tanto che i cimiteri vengono quasi presi d’assalto dai visitatori.
Anche in Italia la festa di tutti i Santi è molto sentita. Lo spirito non è certo gioioso e felice come quello dei paesi nel mondo di cui ti abbiamo appena parlato, ma la tradizione di trascorrere la giornata per visitare i propri cari defunti si ripete puntualmente ogni anno anche nel nostro paese.