La storia della nascita del simbolismo religioso cristiano ha alla base il divieto assoluto di idolatrare le immagini nel cristianesimo e dalla necessità, per i primi cristiani, di nascondere il proprio culto. Infatti, per nascondersi dai persecutori e per rafforzare la propria devozione, i cristiani dovettero ricorrere a rappresentazioni simboliche, forme astratte e segni come la croce, il pesce stilizzato e molti altri. Si tratta di simboli antichi e in molti casi già esistenti che rivestono un significato nuovo e profondo.

In questo articolo vogliamo raccontarti la storia dei simboli cristiani e il loro significato. Continua a leggere!

Come nasce un simbolo cristiano?

Il simbolo ha il potere di unire due realtà diverse tra loro. Pensa ad esempio alla bandiera o all’inno di una nazione, in modo tacito si è creato un legame emotivo che ci fa sentire rappresentati da questi simboli. Allo stesso modo, anche le raffigurazioni pittoriche di origine bizantina hanno iniziato a rappresentare per i cristiani ortodossi la presenza reale, anche se spirituale, di ciò che veniva raffigurato. Per questo, ancora oggi, viene mostrata una forte devozione per i dipinti che vengono considerati veri e propri oggetti sacri.

Il simbolismo religioso è semplice, immediato e universale, si comprende facilmente e consente la diffusione di concetti-chiave nelle diverse religioni in numerosi strati della popolazione.

L’uso dei simboli nel cristianesimo nasce dal divieto di idolatrare le immagini che i cristiani ereditarono dalla tradizione ebraica. Inizialmente infatti, era proibito rappresentare in qualunque modo l’immagine di Cristo e Maria. Per questo motivo i primi cristiani li usarono come mezzo espressivo e di appartenenza alla religione.

L’origine dei simboli sacri

I simboli erano di due tipi: uno simbolico-astratto, con segni e forme astratte come ad esempio la croce, il pesce, le lettere greche, stilizzato e così via; l’altro simbolico-figurato, con significati nuovi e nascosti che potevano essere compresi solo dai cristiani.

Poichè all’inizio i cristiani non avevano dei luoghi di culto pubblici ma tutto avveniva all’interno delle case e nelle catacombe, i simboli usati hanno prevalentemente un origine pagana a cui veniva attribuito un significato più profondo. Non si tratta di semplici decorazioni ma di un evoluzione dell’insegnamento di verità di fede che portano i cristiani a una profonda conoscenza del cristianesimo.

La simbologia cristiana fino a Costantino si presenta con le stesse caratteristiche e le immagini vengono realizzate con mezzi semplici: pochi tratti eseguiti in una ristretta gamma di colori e un po’ di luce sono sufficienti per esprimere i lineamenti essenziali con sobrietà.

Una delle caratteristiche più sorprendenti riguarda l’unità di stile e di soggetti che si incontra in luoghi molto lontani tra loro: in Spagna, in Asia minore, nell’Africa del nord, in Italia i simboli e le immagini simili tra loro evocano gli stessi significati.

I simboli cristiani più diffusi: JHS

Iniziamo dalla sigla JHS o Trigramma. Questa compare per la prima volta intorno al III secolo fra le abbreviazioni utilizzate nei manoscritti del Nuovo Testamento. L’abbreviazione oggi viene chiamata Nomina sacra e deriva dal nome ΙΗΣΟΥΣ, ovvero Gesù in lingua greca antica e caratteri maiuscoli.

La sigma nella versione greca originale era scritta nella forma di sigma lunata, molto simile a una C ed ecco perchè è possibile incontrare varianti tardo-antiche: IHC oppure JHC, che nell’alfabeto latino è diventata una a tutti gli effetti e la H che in greco è una E, nel medioevo fu scambiata per una acca e per questo motivo iniziò a essere riportato con un significato differente: Jesus Hominum Salvator, ovvero Gesù Salvatore degli uomini.
Questa rappresentazione compare in molti contesti: sugli affreschi, nei quadri dell’altare, nelle miniature, nei paramenti sacri.

Il pesce stilizzato

L’Icpescehthys è il nome del simbolo rappresentato da un pesce stilizzato, usato fin dai primi cristiani. Il termine è la traslitterazione in caratteri latini della parola greca che significa “pesce”, ed è un simbolo religioso del Cristianesimo poichè rappresenta l’acronimo delle parole: ‘Ιησοῦς Χριστός Θεoῦ Υιός Σωτήρ, Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.

Il pesce stilizzato è realizzato a partire da due curve che iniziano in uno stesso punto, a sinistra in corrispondenza della testa e si incrociano sulla destra. Questo simbolo veniva usato, nel periodo delle persecuzioni, dei cristiani nell’Impero Romano, come segno di riconoscimento: quando un cristiano incontrava uno sconosciuto di cui voleva conoscere la lealtà, tracciava nella sabbia uno degli archi che compongono l’ichthýs. Se lo sconosciuto completava il segno, i due individui sapevano di potersi fidare l’uno dell’altro.

La colomba: uno dei simboli più antichi

La colomba è uno dei simboli più antichi del Cristianesimo. Si tratta di un animale dalla natura dolce e mite, è simbolo di purezza e innocenza, che ha rappresentato l’intervento divino in numerosi episodi. Viene citato anche come simbolo di volontà divina in alcuni passi della Bibbia. Nella Genesi (8, 11) è una colomba a portare a Noè il rametto d’ulivo per annunciare la fine del Diluvio Universale e l’inizio di una nuova era di pace tra Dio e gli uomini. In Matteo 3,16 la colomba scende dal cielo su Giovanni Battista durante il Battesimo di Cristo. Ecco perchè inizialmente questo animale viene associato al battesimo.

La croce cristiana

La croce cristiana è uno dei simboli cristiani più diffuso e conosciuto in tutto il mondo. Si tratta di una rappresentazione stilizzata che i romani usavano come strumento di tortura e l’esecuzione capitale tramite crocifissione. La forma simbolica è molto antica, un archetipo che già prima del cristianesimo aveva assunto un significato universale. La croce rappresenta l’unione del cielo con la terra, i due bracci uniscono i quattro punti cardinali e veniva usata per misurare e organizzare le piante degli edifici e delle città. Con l’avvento del cristianesimo ha assunto significati nuovi e complessi, come ad esempio il ricordo della passione, della morte e della risurrezione di Gesù.

La purezza dell’agnello

L’Agnello è l’immagine del Cristo per eccellenza. È simbolo di dolcezza, di innocenza, di semplicità e di purezza, significati che gli abbiamo attribuito per via del suo comportamento e del colore bianco del suo manto. L’agnello è l’animale sacrificale. Dopo la profezia di Isaia, “Dio ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Lo si maltratta, e lui patisce e non apre bocca, simile all’agnello condotto al macello”, Giovanni il Battista dirà di Gesù nella valle del Giordano: “Ecco l’agnello di Dio: ecco Colui che toglie il peccato del mondo”.

Durante il venerdì santo Gesù si fa carico dei peccati dell’umanità ed assume il senso del sacrificio dell’agnello e il suo ruolo salvifico. Per questo motivo le più antiche immagini ci mostrano l’agnello coricato e non in piedi. Il simbolo rimanda anche al Cristo resuscitato e glorificato, come si può leggere nell’Apocalisse.

La palma come simbolo di rinascita

Infine la Palma che, nel significato simbolico del Cristianesimo rimanda all’Oriente, la terra dove è facile trovare questo albero slanciato e vigoroso con grandi pennacchi di foglie disposti a raggio come quelli del sole.

Il significato della palma è quello della vittoria, della rinascita, dell’ascesa e dell’immortalità. Si tratta di un simbolo già presente in epoca paleocristiana, legato a un passo dei Salmi dove si dice che al fiorire della palma sarà prodotta un’infiorescenza anche quando sembra ormai morta, proprio come i martiri ricevono la loro ricompensa in paradiso rinascendo in una nuova vita eterna.

Nella domenica delle Palme la simbologia rimanda all’ingresso trionfale di Gesù Cristo a Gerusalemme, come possiamo leggere nei Vangeli di Giovanni 12,13. Questo avvenimento prefigura la Resurrezione di Cristo dopo la morte. Allo stesso modo, la palma acquista il valore simbolico della resurrezione dei martiri (Apocalisse 7, 9).

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