L’immagine di Gesù in croce rappresenta per il fedele il simbolo dell’amore infinito che nutre nei confronti dei cristiani. La croce è l’incarnazione per eccellenza della missione di vita e di fede di Gesù, sceso in terra per sacrificare se stesso per la nostra salvezza.

In che modo un simbolo così forte diventa un messaggio prezioso? Continua a leggere il nostro articolo!

Gesù sulla croce come simbolo di fede

Può sembrare una contraddizione che per i cristiani la croce, lo strumento usato per uccidere Gesù, rappresenti invece il simbolo della fede cristiana. È proprio da qui che si fonda l’origine della chiesa. Dal momento della sua crocifissione, la croce vuota, con Cristo o con rappresentazioni semplificate, nel corso dei secoli è diventato l’emblema della fede cristiana più potente.

Ricordiamo che in quei momenti Gesù è stato torturato, picchiato e spogliato di ogni dignità, dalle stesse persone che lui era venuto a salvare e che invece lo hanno ucciso in modo barbaro. Le persone che credono in Lui non riescono a guardare la raffigurazione della sua crocifissione senza avvertire una grande prova d’amore.

Ed è proprio questo che rappresenta la crocifissione di Gesù, un atto d’amore misericordioso, sincero e puro. Nella figura straziata di Gesù sulla croce si compie il destino dell’umanità, il continuo rinnovarsi dell’Alleanza con Dio messa in dubbio dalla disobbedienza di Adamo ed Eva.

Ogni riferimento di quell’immagine, il sangue, il volto e le lacrime, purificano l’uomo da ogni colpa e aprono la strada della salvezza. Perchè siamo giunti a questo atto di violenza, considerato il culmine della storia del Cristianesimo?

Perché Gesù è stato crocifisso?

Nei Vangeli e nei testi sacri vengono raccontati gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi istanti di vita di Gesù. Dopo aver girovagato per anni con la missione di proclamare il Regno di Dio, Gesù venne trascinato al tribunale del Sinedrio con l’accusa di “bestemmia”. Inoltre, Gesù sosteneva di essere il Figlio di Dio, e per questo diceva di essere stato mandato sulla terra per giudicare gli uomini.

Così, quando i sacerdoti lo interrogano a riguardo, alla domanda “Sei tu il Cristo, il Figlio del Benedetto?”, Lui rispose senza timore: “Io lo sono! E vedrete il Figlio dell’uomo seduto alla destra della Potenza e venire con le nubi del cielo”. Dopo aver sentito questa risposta, il sommo sacerdote si levò di dosso le vesti e, rivolgendosi ai sacerdoti accanto a lui, disse: “Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. Tutti sentenziarono che era reo di morte” (Mc 14,61-64).

Ai tempi non sarebbe bastata la condanna da parte dei sacerdoti per decretare la morte di Gesù. In questo tragico epilogo entrano in scena altre figure di rilievo del periodo.

Gesù viveva nella Giudea, dominata dai romani e solo all’Impero Romano spettava il compito di decidere chi dovesse morire oppure no. Così le autorità religiose ebraiche dovevano necessariamente convincere il governatore romano che Gesù rappresentava un pericolo e che meritasse la condanna a morte.

Messo alle strette dal fanatismo dei sacerdoti, Ponzio Pilato accusa Gesù per il suo proclamarsi Messia Re, mettendo così in dubbio la legittima autorità di Roma su quelle terre. Con questa accusa viene decretata la morte di Gesù. Il titulus crucis, ovvero il cartello che veniva posto sulla croce a indicare la motivazione della condanna recitava così: “Gesù Nazareno Re dei Giudei”.

Perché la croce di Gesù è così importante?

Nella figura di Gesù in croce possiamo vedere l’amore immenso di Dio e ricordare la speranza della Resurrezione. Per comprendere meglio perchè è così importante per i cristiani possiamo ricordare le ultime parole di Gesù. Le sue parole sono senza dubbio il modo migliore per capire il sacrificio che ha fatto per noi e come la croce sia un mezzo per ricordarlo quando ci rivolgiamo a Lui.

I Vangeli raccontano gli ultimi istanti di vita di Gesù con alcune differenze. Alcuni storici moderni, queste differenze sono dovute a riflessioni e credenze personali di ciascun evangelista piuttosto che di fatti realmente accaduti.

Anche quando leggiamo le sue ultime parole contenute nei quattro Vangeli, possiamo notare la volontà di rendere quel messaggio un modo per raccontare la propria storia, trasformandolo in una sorta di profezia.

In ogni caso, le ultime parole pronunciate da Gesù poco prima di morire rappresentano per ogni cristiano una riflessione di fede da tenere sempre presente. Vediamo cosa riportano gli evangelisti in ciascun Vangelo.

Secondo il Vangelo di Luca, poco prima di morire Gesù disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.” (Luca 23,46). Luca riporta un’altra celebre frase di Gesù: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23, 34), anche se non tutte le fonti documentali la confermano.

Nel Vangelo di Giovanni la frase pronunciata da Gesù crocifisso sarebbe stata: “Tutto è compiuto!” (Giovanni 19,30).

Ci sono poi altre frasi che sono state pronunciate da Gesù in croce nei suoi ultimi istanti di vita:

  • “In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso” (rivolto a uno dei due ladroni crocifissi con lui, Luca 23,43)
  • “Ho sete” (rivolto ai soldati romani, che gli diedero da bere aceto tramite una spugna su una canna, Giovanni 19,28)
  • “Donna, ecco tuo figlio!”; “Ecco tua madre!” (rivolto alla Madonna e all’apostolo Giovanni, ai piedi della croce, Giovanni 19,26-27)
  • “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Marco 15,34)
  • “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27,46)

Nonostante le differenze presenti nelle diverse stesure evangeliche, nelle parole di Gesù in croce troviamo numerosi riferimenti a profezie, che rappresentano la base stessa degli aspetti del culto dedicato a Gesù e sviluppatosi fino ai giorni nostri.

Questo perché a morire quel giorno sul Calvario non era un uomo qualunque e per questo le conseguenze di quella condanna ingiusta avrebbero cambiato nel profondo la storia dell’umanità.

Ogni singola parola ci permette di capire l’amore profondo che caratterizzava il Cristo anche nel momento di assoluta sofferenza, anche quando inizia dubitare che suo Padre lo abbia abbandonato. Anche in questi istanti, Gesù rivela la sua natura misericordiosa, non ha una parola di biasimo nei confronto degli uomini che lo stanno torturando perchè loro non sapevano quello che facevano e per questo meritano il perdono.

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Gesù in croce e le sue rappresentazioni

In principio i primi cristiani non erano soliti raffigurare Cristo in croce. La ragione è molto semplice. Per sfuggire alle persecuzioni aveva la necessità di utilizzare simboli che ricordavano le linee di una croce associate a lettere greche come tau (T) e rho (P). In alcuni casi usavano altri simboli come il delfino e il tridente, presi in prestito dalla mitologia o da altre religioni.

Solo con il riconoscimento della religione cristiana iniziarono a diffondersi le rappresentazioni di Gesù sulla croce. Ci sono alcune immagini molto antiche, giunte fino a noi, come ad esempio la gemma di diaspro di origine siriana e risalente al II secolo d.C., incisa con la figura di un uomo nudo con le braccia legate alla croce, oppure la scatola d’avorio oggi custodita al British Museum di Londra che risale al 420-430 d.C. raffigurante la crocifissione.

L’evoluzione delle rappresentazioni della croce si sono modificate continuamente nel tempo, anche in funzione dei cambiamenti culturali delle diverse epoche.

In ogni caso, ancora oggi l’immagine di Cristo in croce è oggetto di rappresentazioni pittoriche e artistiche di ogni tipo. Pensa ad esempio alle icone russe e greche, caratteristiche della Chiesa d’Oriente, alle statue e bassorilievi oppure alle teche porta-eucarestia. Non solo, i crocifissi da esporre nella propria casa o da indossare sotto forma di pendenti e portare sempre con sé sono senza dubbio una delle particolarità della nostra epoca.

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