La storia della visitazione della Beata Vergine Maria
La visitazione della Beata Vergine Maria è uno dei momenti più toccanti nella Storia della Salvezza. Ricorda, infatti, l’incontro tra due donne eccezionali, Maria e sua cugina Elisabetta, che diventa un segno tangibile della promessa di salvezza che si sta compiendo.
In questo articolo approfondiremo la storia, ma anche cosa rappresenta la Visitazione, quando si festeggia e come commemorarla.
Indice degli argomenti:
La storia della visitazione della Beata Vergine Maria
La Visitazione della Beata Vergine Maria, sebbene venisse celebrata già dai frati francescani fin dal 1263, fu ufficialmente istituita come ricorrenza liturgica da papa Urbano VI nel 1389. In un periodo segnato dal Grande Scisma d’Occidente, Urbano VI e successivamente papa Eugenio IV utilizzarono questa ricorrenza anche come strumento di confronto e dibattito contro i sostenitori dell’antipapa.
La celebrazione fu definitivamente confermata durante il Sinodo di Basilea nel 1441, consolidando così il suo posto nel calendario liturgico della Chiesa.
Ovviamente la sua origine è da ricercare nei Vangeli. È nel racconto di Luca che troviamo i dettagli del viaggio di Maria verso la casa della sua cugina Elisabetta (Luca 1,39-55).
L’incontro con Elisabetta
Dopo l’annunciazione di Maria e aver ricevuto la visita dell’Angelo, che le aveva rivelato non solo la sua imminente maternità ma anche quella di Elisabetta — moglie di Zaccaria, sacerdote del Tempio di Gerusalemme e appartenente alla tribù di Levi — Maria si mise subito in cammino. Elisabetta, anziana e ritenuta sterile, stava vivendo infatti una gravidanza miracolosa.
Elisabetta abitava in Giudea, nella località di Ain-Karim, poco lontano da Gerusalemme. Al suo arrivo, Elisabetta fu immediatamente colmata dallo Spirito Santo e il bambino che portava nel grembo sussultò di gioia. Riconoscendo il segno della grazia divina, la accolse con parole di lode, esclamando a gran voce:
“Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!“ [vv. 43-80]
Il significato della visitazione di Maria
La visitazione rappresenta, a tutti gli effetti, un messaggio universale di speranza, fede e servizio. È il valore dell’incontro con l’altro, la condivisione della gioia e la conferma della volontà divina attraverso l’azione dello Spirito Santo.
Due madri si incontrano in un momento di intima semplicità, due annunci di vita che si intrecciano nel legame familiare. Maria custodisce nel suo grembo il Figlio di Dio, il Salvatore destinato a redimere il mondo, mentre Elisabetta attende il Precursore, colui che aprirà la via e battezzerà Gesù, segnando così l’inizio della sua missione sulla Terra.
Maria, con il suo “sì” umile e coraggioso, diventa modello per tutti i credenti: accogliere la chiamata di Dio significa anche aprirsi agli altri, portare consolazione e sostegno. In questo gesto si rivela l’essenza dell’amore cristiano, fatto di cura e disponibilità. Il canto di Maria, il Magnificat, esprime questa gioia profonda e la fiducia nel disegno di Dio, che rovescia i potenti e innalza gli umili.
Quando si festeggia?
Originariamente, i francescani commemoravano la Visitazione il 2 luglio, data che rimase in uso per secoli. Tuttavia, a seguito del Concilio Vaticano II, la festa venne spostata al 31 maggio, chiudendo idealmente il mese mariano e rendendo omaggio a Maria Santissima in un momento di particolare devozione.
Parallelamente, la festa della Regalità di Maria, che celebra la sua dignità regale, fu trasferita dal 31 maggio al 22 agosto, l’ottavo giorno dopo l’Assunzione di Maria, rafforzando così il legame tra queste importanti ricorrenze mariane.
Quale è la preghiera per la visitazione di Maria?
La festa della Visitazione è conosciuta anche come Festa del Magnificat, dal nome del celebre cantico che Maria pronuncia nell’episodio narrato nel Vangelo di Luca. In questo momento di profonda gioia e riconoscenza, Maria innalza a Dio un inno di lode per essere stata scelta come strumento della salvezza e per aver liberato Israele dalla schiavitù:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.»(Luca 1,46-48)
Qui Maria non solo accoglie il mistero divino, ma celebra l’azione di Dio che rovescia i potenti e innalza gli umili. La sua voce diventa così simbolo di fiducia, gratitudine e speranza per tutti i credenti, che trovano in questa festa un invito a lodare il Signore con lo stesso spirito di umiltà e fede.

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